RUBRICA
GIOVANI

02.07.2026

YOUNG VOICE | Il bisogno di essere visti e il coraggio di raccontarlo

Di Giulio Salotti

Viviamo in un tempo in cui essere visti sembra essere diventato quasi una condizione per sentirsi reali.

Non basta più vivere un’esperienza: spesso sentiamo il bisogno di mostrarla. Non basta desiderare qualcosa: sembra necessario renderlo visibile, raccontabile, condivisibile. Non basta essere: bisogna apparire interessanti, riconoscibili, desiderabili, capaci di attirare attenzione.

Il punto è provare a guardare cosa c’è sotto. Dietro il desiderio di diventare virali, spesso, non c’è solo vanità. C’è il bisogno di essere confermati, la paura di non contare abbastanza, la sensazione che una vita normale, silenziosa, non esposta, non sia sufficiente. C’è il confronto continuo con standard irraggiungibili, con immagini perfette, con vite che sembrano sempre più piene, più belle, più desiderabili della propria.

Questa pressione non riguarda solo noi giovani, ma nei giovani diventa particolarmente evidente perché cresce dentro un ambiente in cui lo sguardo degli altri è costante. Ogni cosa può essere misurata: like, visualizzazioni, commenti, follower, reazioni. Anche ciò che dovrebbe appartenere alla sfera più intima — l’amore, il desiderio, l’identità, il valore personale — rischia di essere tradotto in performance.

A un certo punto, la domanda non è più: “Chi sono?”, ma: “Quanto valgo agli occhi degli altri?”

Il bisogno di essere visti è legittimo. Tutti abbiamo bisogno di riconoscimento, che qualcuno ci restituisca la sensazione che la nostra presenza abbia un peso, un valore, una forma. Ma essere visti davvero è diverso dall’essere esposti.

Essere esposti significa stare sotto una luce che valuta. Essere visti significa incontrare uno sguardo che riconosce.

Per far sentire la nostra voce, vi racconto Eyes Glazing Over, la storia con cui abbiamo provato a dare forma a un malessere diffuso: la sensazione collettiva di dover essere sempre più visibili per non scomparire. È una fame di attenzione che spesso nasce da un vuoto di riconoscimento. Una fame che il mondo digitale intercetta, amplifica e, a volte, trasforma in prodotto.

Abbiamo dato vita a un protagonista che cerca uno sguardo che lo renda speciale, ma finisce dentro un meccanismo che lo riduce a immagine, a reazione, a spettacolo. Cerca amore, ma lo cerca in uno spazio costruito per produrre intrattenimento. Cerca identità, ma prova a costruirla attraverso il giudizio degli altri. Cerca conferma, ma incontra il rischio di perdere la propria unicità pur di diventare qualcosa che funzioni davanti a una telecamera.

Stare dentro questa contraddizione senza giudicarla dall’esterno è un esercizio di presenza forte per tutti noi, e Eyes Glazing Over è diventata la nostra voce sul bisogno di visibilità, ma anche un gesto che prova ad andare oltre la visibilità.

Perché essere visti davvero non significa diventare virali.
Significa essere riconosciuti nella propria complessità.
Significa poter esistere anche senza dover dimostrare continuamente qualcosa.
Significa tornare a guardarsi, forse, con occhi meno lucidi di esposizione e più capaci di verità.

Giulio Salotti

Se vuoi finanziare questo film e coprire i costi vivi del set potrai dimostrare che i giovani sanno creare opere di qualità se viene data loro occasione. Le aziende e i professionisti possono diventare partner, legando il proprio brand alla cultura emergente e ottenendo visibilità e servizi in cambio (titoli di coda, locandine ed esperienze esclusive sul set).

Puoi supportare direttamente attraverso il crowdfunding: https://sostieni.link/40952

oppure 👉 films@andromacastudio.com | IG & YouTube: @andromacastudio