PROTOTIPO

People 3.0. Settimana Internazionale Happiness at Work 2019

Di Anna Piacentini

Chi è Anna Piacentini e cosa fa People 3.0?

Per anni ho sentito spesso al lavoro frasi e domande come “I top performer saranno premiati con un bonus straordinario!”, “Il tuo premio sarà direttamente legato ai tuoi risultati!”. Poi a un certo punto del mio percorso professionale la domanda che mi sono fatta è stata: che effetto ha su di me questa cultura? Mi spinge a dare il mio meglio? È quello che mi motiva a dare il mio meglio? Bene la mia risposta è sempre stata no.

Nel 2008 ero responsabile di filiale in una società di consulenza che oltre a un buono stipendio mi dava un certo numero di benefit: ma non ero felice. Ho lasciato tutto e mi sono messa in proprio lavorando sulla consulenza organizzativa sul modello «Happiness at Work» fondando People 3.0 con altri soci.

La felicità, oltre all’amore, può essere una cosa semplice.

Tutti i nostri progetti di formazione e consulenza aziendale partono dalla convinzione che “se investi sulla felicità dei tuoi dipendenti, loro poi investiranno su di te”, per questo la felicità delle persone è sempre stata al centro dei nostri interventi.

Negli ultimi anni abbiamo sentito sempre di più l’esigenza di aiutare le aziende in questo percorso, facendolo diventare il nostro focus: abbiamo studiato dai migliori esperti internazionali, abbiamo sperimentato e siamo entrati a far parte di Woohoo Inc, un network internazionale di esperti che si occupano di questo tema.

In Italia, siamo partiti a fine 2018, svolgendo la prima ricerca italiana sulla Felicità a Lavoro degli italiani, portando da noi la ricerca “Good days at work” del network Woohoo. Abbiamo raccolto oltre 600 questionari.  I punti più interessanti della ricerca derivano dal fatto che la felicità nell’ambiente di lavoro è strettamente connessa alla presenza di coerenza tra aspirazioni personali ed obiettivi aziendali e allo stretto legame esistente con l’atteggiamento mentale. Per aumentare progetti di benessere organizzativo è importante individuare obiettivi e performance in grado di valutare quanto i manager riescano a far felici i propri collaboratori. In sintesi, per rendere sostenibile il business e l’ambiente lavorativo occorre iniziare a lavorare sul capitalismo etico.

Le aziende dovrebbero pertanto investire sulla formazione e la crescita personalizzata di ogni dipendente, incrementando la fiducia tra i collaboratori, tra questi e il management e in generale verso l’azienda. Creare coinvolgimento, partecipazione e responsabilizzazione verso il risultato del lavoro a tutti i livelli favorisce un clima migliore e attrattivo anche per le giovani generazioni, e quindi accresce le performance, la reputazione e la competitività delle imprese.

Il 2 Aprile 2019 abbiamo organizzato la prima conferenza Genuine Happiness at Work: hanno parlato esperti internazionali e italiani, 3 speaker e 5 testimonials che hanno raccontato la loro presenza. Era la prima volta che abbiamo organizzato un evento del genere e la risposta positiva ci ha stupiti: abbiamo raggiunto le oltre 100 presenze. E’ stata una bellissima giornata di scambio e crescita per tutti.

Questa conferenza nasce con l’obiettivo di creare consapevolezza su un tema di cui da un anno si sta parlando, ma che spesso viene sottovalutato negli aspetti organizzativi e nell’impatto positivo sulle performance oltre che sul risvolto sociale di attenzione ai dipendenti.

Proseguendo su questo filone, abbiamo organizzato la prima edizione italiana della Settimana Internazionale Happiness at Work dal 23 al 27 Settembre 2019.

E’ un’iniziativa nata nel 2018 da Happy Office, un partner Woohoo olandese nel 2018. Fin dalla prima edizione c’è stata una grande adesione mondiale: ogni nazione poteva decidere che tipo di attività fare e la partecipazione era libera a tutti, in molti casi sono state aziende ed individui a organizzare in autonomia delle attività durante l’ultima settimana di Settembre.

In Italia abbiamo deciso di organizzare la prima edizione nel 2019, volendo organizzare degli eventi gratuiti direttamente in quelle aziende che già credevano fermamente nella Felicità in Azienda.

Sono stati organizzati cinque eventi gratuiti in:

  • Nestlé (Milano)
  • Urbinati _ Distretto della Felicità ( San Mauro in Pascoli)
  • Biogen (Milano)
  • Pixartprinting ( Quarto d’Altino)
  • Oneday (Milano)

Il nostro obiettivo era dimostrare che anche in Italia è possibile applicare questa filosofia, che ci sono aziende che lo stanno già facendo.

Come speaker, ho anche partecipato al Global Online Happiness Summit, gratuito in quella settimana, con testimonianze e consigli di più di 30 esperti da tutto il mondo.

Cosa hai osservato nella situazione italiana che ha innescato l’idea del prototipo?

La nuova frontiera da conquistare per le imprese italiane che vogliono crescere ed innovarsi percorrendo obiettivi strategici etici ed evoluti è la felicità nei luoghi di lavoro.

Un tema rivoluzionario per il nostro Paese, ma sempre più attrattivo e condiviso da aziende orientate a migliorare la qualità del lavoro, il benessere dei dipendenti, la coesione dei team, valorizzando così le performance generali e aumentando i risultati aziendali.

Il tema Happiness at Work, spesso in Italia viene confuso con un concetto di welfare aziendale evoluto, inteso come servizi in azienda per far stare meglio le persone, però non è questo che rende davvero felici i lavoratori. Il modello Happiness at work di riferimento è centrato su due temi: i risultati e le relazioni.

Per ogni lavoratore è importante constatare che il proprio lavoro ha significato e che il ruolo ricoperto è coerente con il proprio sistema valoriale; questo genera senso di orgoglio e appartenenza ad un team e ad un’organizzazione.

La qualità delle relazioni con colleghi e manager è il fattore che definisce la qualità dell’ambiente di lavoro, la fiducia, la propensione all’impegno e all’aiuto spontaneo e la volontà di raggiungere insieme risultati comuni.

Il nostro obiettivo con la Settimana era mettere in luce quelle aziende virtuose, che in Italia, ognuna con le proprie peculiarità e settori mettessero già una grande attenzione sulla Felicità dei dipendenti, per dimostrare che anche in Italia è possibile non solo farlo, ma trasformarlo nel principale vantaggio competitivo, in molti settori e realtà diverse.

Una delle frasi che io ed il mio team ci sentiamo dire più spesso è “E ma in questo settore non può funzionare, non siamo Google infarcita di giovani!”. Ma non è vero. In ogni realtà si può migliorare la Felicità delle persone, perchè si deve lavorare sulla significatività del lavoro e la qualità delle relazioni attraverso delle piccole azioni e cambiamenti, ingaggiando direttamente i dipendenti.

A Maggio, dopo la Conferenza, abbiamo riflettuto su come volevamo portare in Italia la Settimana Internazionale: nel mondo infatti sono organizzate attività varie come conferenze, workshop, challenge sui social, attività spontanee di aziende ed individui.
Noi abbiamo pensato che potesse essere utile portare all’attenzione del pubblico il caso di aziende italiane che stessero già investendo su questo tema e sentire direttamente da loro perché lo hanno fatto, come e quali risultati hanno avuto. 

Il nostro obiettivo era continuare nel lavoro di sensibilizzazione e divulgazione sui temi Happiness@Work e organizzazioni positive.

Chi ha coinvolto il prototipo?

La Settimana è dedicata a tutti  i ruoli aziendali e le persone curiose di conoscere il tema e capire come introdurlo nella propria realtà.

Abbiamo iniziato a lavorare sulla Settimana Internazionale dell’Happiness at Work tra fine Aprile ed inizio Maggio 2019, facendo una prima analisi delle aziende che potevamo contattare per essere aziende Ambassador per ospitare gli eventi e raccontarsi, e definendo i dettagli generali degli eventi che avevano queste tre caratteristiche:

  • gratuità
  • per 30 persone
  • struttura con: apertura sulla Filosofia Happiness at Work, testimonianza dell’azienda Ambassador, laboratorio di Happy Project per i partecipanti, aperitivo finale offerto dall’azienda Ambassador.

Con ogni azienda che è stata Ambassador c’è stato un percorso differente: alcune le abbiamo incontrate in un evento organizzato da Nespresso in cui ho parlato di Happiness at Work, altre invece le abbiamo avvicinate perchè eravamo rimasti colpiti dalle loro attività sui social e dal progetto che avevano portato avanti.

Nei mesi di giugno e luglio abbiamo contattato le aziende e definito le scalette di ogni evento, preparato il sito internet, svolto delle interviste ai responsabili HR delle aziende Ambassador, preparato gli eventi EventBrite e la strategia di comunicazione.

A fine luglio, siamo partiti con la vendita dei biglietti e la comunicazione social.

A settembre, al rientro dalle vacanze, siamo rimasti felicemente stupiti dall’interesse che gli eventi avevano suscitato: quasi tutti erano già sold out!

Le settimane precedenti al 23 settembre 2019, abbiamo quindi lavorato per definire gli ultimi dettagli pratici e contattare gli iscritti per confermare la partecipazione.

E poi ci siamo goduti la settimana, ascoltando delle storie stra-ordinarie e conoscendo tante persone che credono nel potere dell’Happiness at Work.

Come puoi misurare i risultati e il successo ottenuti?

Vorrei entrare più nel dettaglio nei diversi eventi della Settimana, per capire meglio i progetti presentati e le diverse realtà conosciute, partendo da alcuni pregiudizi sul tema Happiness at Work.

In una multinazionale, con la sua complessità, è possibile che i dipendenti autonomamente si uniscano per creare un progetto sociale? Sì!

Abbiamo iniziato la Settimana il 23 Settembre, ospitati in Nestlè Italia, multinazionale che tutti conosciamo, accolti da Giacomo Piantoni, HR director Nestlè Italia che ci ha presentato il progetto interno delle Community Emozionali, in cui i dipendenti possono riunirsi spontaneamente per portare avanti un progetto, una passione comune. Abbiamo approfondito in particolare la Community della Biblioteca: nata da un’idea dei dipendenti, è stata aperta una biblioteca all’interno dello stabilimento di Assago. I dipendenti stessi si sono prodigati per trovare un bibliotecario e ne è nato un bellissimo progetto con un alto risvolto sociale. Tramite l’associazione A&I e un bando del Comune, per un anno è stato assunto come bibliotecario, un ex-carcerato con una passione per la Letteratura e l’Arte.

E’ stato bellissimo sentire le sue parole e quelle di dipendenti Nestlé e capire il legame che era nato e come fosse diventato a tutti gli effetti membro della famiglia Nestlé.

Una tipica PMI italiana, con tradizioni ed abitudini radicate, è in grado di compiere una piccola grande rivoluzione ed aiutare i propri dipendenti ad avere una migliore work-life balance?

Certo, è il caso del secondo evento: il martedì ci siamo spostati in Emilia Romagna, precisamente a San Mauro in Pascoli in Urbinati, la prima azienda a credere nel progetto Distretto della Felicità ideato dallo studio Piscaglia. Un progetto straordinario di innovazione sociale che vede collaborare imprese, amministrazioni pubbliche ed enti privati con lo scopo di conciliare i tempi vita – lavoro e vivere felicemente, riavvicinando al lavoro donne e giovani in uno dei distretti calzaturieri storici italiani. Romina Urbinati, direttrice generale, e Simona Garettoni, responsabile risorse umane, ci hanno raccontato perchè fin da subito hanno creduto nel progetto, le difficoltà iniziali e lo scetticismo dei dipendenti nel cambiare le loro abitudini (il primo passo è stato modificare l’orario lavorativo, allargando la flessibilità in entrata e in uscita e riducendo la pausa pranzo, sacra in Romagna) e i risultati ottenuti e la soddisfazione ad un anno dall’avvio del progetto.

Un’azienda farmaceutica pionera nelle neuroscienze, può avere lo stesso grado di innovazione sulla cultura interna?

Anche questa volta la risposta è si, Biogen, l’azienda dell’evento del mercoledì è l’esempio perfetto. Cecilia Masserini (HR country Lead) ed i suoi colleghi ci hanno raccontato perchè Biogen crede fortemente nel motto “Happy people deliver better results” e di come lo hanno tradotto in quattro aree su cui lavorare (mente, corpo, cervello e cuore) ognuna con delle attività ed azioni specifiche, spesso nate direttamente dall’iniziativa dei dipendenti.

Un’azienda manifatturiera in continua crescita con oltre 900 dipendenti in tre sedi, può sostenere la crescita grazie ad un focus sul benessere dei dipendenti?

E’ assolutamente possibile, come nel caso di Pixartprinting, azienda veneta leader nella stampa online che, come ha raccontato Maruska Fiorotto, responsabile HR, grazie all’attenzione alla felicità e al benessere dei propri dipendenti, con un grande impegno nel coinvolgerli in progetti come quello del giornalino interno o dell’accompagnamento dei nuovi entrati, è riuscita a duplicare i dipendenti negli ultimi anni.

Può essere la felicità delle persone e la coerenza fra cultura interna e prodotto venduto il segreto di una start up che si occupa di viaggi per giovani per continuare a crescere e sognare di diventare un unicorno?

In OneDay è proprio così. Se non la conoscete, provate a nominare ai vostri figli ScuolaZoo e WeRoad e sicuramente ve ne parleranno con occhi sognanti. Un’azienda giovanissima, formata solo da Millenials e Generazione Z, fondata una decina di anni fa e che ha un ritmo di crescita pazzesca, con nuove aziende e prodotti lanciati ogni anno. A fine 2018 è nata l’area People and Culture che ha l’obiettivo di avere un impatto ampio, positivo e duraturo sullo sviluppo professionale delle persone. Alcune delle attività fatte sono state: la creazione di un team di Culture Ambassador, l’implementazione di un continuous feedback, la trasparenza assoluta su salari e piani di carriera, benefit esperienziali, smart hiring attraverso i canali Instagram e Whatsapp.

Gli eventi sono stati belli e variegati, dimostrando che in diversi settori e condizioni è possibile e vincente investire sulla Felicità dei dipendenti.

Una delle cose più belle della Settimana è stata la seconda parte di ogni evento, in cui i partecipanti in gruppo, attraverso un’attività di Design Thinking dovevano creare un Happy Project. Ne sono uscite idee bellissime, che alcuni partecipanti stanno cercando di implementare nelle loro aziende.

Vista la presenza del laboratorio, ogni evento era limitato a 30 persone, abbiamo ricevuto circa 200 iscrizioni, mettendo una cinquantina di persone in waiting list.

I feedback dei partecipanti sono stati positivi con una media di gradimento di 4,5 su 5. 

Dopo la Settimana, abbiamo lanciato e creato con i partecipanti una Community di persone interessate al tema Happiness at Work per restare in contatto e scambiarsi Best Practices.

La Settimana è andata molto bene, organizzeremo sicuramente la nuova edizione nel 2020, sempre nell’ultima settimana di Settembre, stay tuned!

Per il prossimo anno abbiamo un sacco di idee per migliorare l’iniziativa ed ampliare l’impatto: sicuramente cercheremo di diffondere l’evento per aumentare il numero di eventi disponibili, ampliare la platea di partecipanti ed allargare, anche geograficamente, le aziende Ambassador,collocheremo all’interno della Settimana la Conferenza Genuine Happiness at Work che quest’anno abbiamo organizzato ad Aprile e abbiamo l’intenzione di creare dei veri e propri workshop, sperimentando in questo 2020 diversi formati.

Siamo alla ricerca di partner e collaboratori che ci aiutino nella creazione degli eventi e nella diffusione della Settimana Internazionale dell’ Happiness at Work in Italia.
Inoltre sono aperte le candidature delle aziende Ambassador per la nuova edizione.

www.peopletrezero.com

https://www.internationalweekofhappinessatwork.it

https://internationalweekofhappinessatwork.com

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