PROTOTIPO

Il piccolo per il molto

Di Paola Baravalle

Chi è Paola Baravalle?

Paola Baravalle, Communication & Senior Director, ERRE Technology Group

Com’è cambiata la visione del lavoro e delle organizzazioni grazie alla certificazione in CHO?

Il percorso CHO ha espanso innanzi tutto la consapevolezza rispetto a chi sono, a chi so di voler  essere – al mio proposito di vita – e di conseguenza del ruolo che posso agire all’interno di qualsiasi eco-sistema.

Dal momento in cui ho iniziato questo viaggio, ampio e sorprendente, ho catturato pienamente l’essenza che ciascun essere umano può esprimere e del valore esponenziale di ogni azione, su di sé e sugli individui che con noi si avventurano in questo mondo.

Ho compreso che felicità è molto più di uno stato dell’anima, che l’energia può essere coltivata, condivisa e moltiplicata, che la forza del “noi” può tutto, se ogni “io” trova un modo di stare un passo indietro.

Sulla grandiosità strategica dell’ordine rispetto al caos, mi sentivo già piuttosto preparata 😉, ma ho compreso che l’osservazione e l’assenza di giudizio sono cruciali in qualunque processo di riordino.

Ho infine rinvigorito la convinzione che, al genere umano, oggi più di sempre, servano generatori e diffusori di chimica buona, insieme a comunità vive che coltivino semi di felicità, ovunque e con fiduciosa costanza.

Terminata la certificazione, qual è stato il focus del tuo primo miglio?

Dopo più di 20 anni di esperienze professionali in contesti aziendali blasonati e multinazionali, ho avuto l’occasione di sperimentare la mia professionalità in una PMI.

Ho deciso di coglierla perché soprattutto la certificazione ha stimolato riflessioni nuove sull’opportunità di esprimere il mio valore in un perimetro diverso. Per certi versi più contenuto, per molti altri più generoso.

Nella fase di comprensione del contesto, ho riflettuto a lungo sulla crucialità del linguaggio.

Essere un CHO significa comprendere innanzi tutto che in pochi conoscono la “lingua” della felicità come competenza.

Saper tradurre principi e percorsi è fondamentale per riuscire a far evolvere contenuti e individui.

Chi di noi non ha sperimentato il disagio di non conoscere una lingua “straniera”?

Un CHO è un ambasciatore paziente, che sa tradurre i pilastri della felicità in tutte le lingue necessarie per farsi comprendere e per accompagnare sapientemente tutti, verso la meta.

Del resto per un comunicatore non poteva che esserci immediatamente un riverbero di questo genere…

Quali sono state le prime azioni concrete e le iniziative che hai implementato?

La prima azione concreta è stata ascoltare le persone dell’organizzazione e raccogliere elementi reali su cui costruire un percorso sostenibile.

I colleghi, un po’ sorpresi nell’essere ascoltati, hanno rivelato molto!

Ho scoperto che esisteva un valore inespresso potente ed è comparsa quasi magicamente la prima certezza: “nessun proclama, a questo eco-sistema serve emersione, a piccoli passi”.

Dalle interviste, ho razionalizzato e isolato elementi preziosi, che ho raggruppato per assonanza, in base a livelli evolutivi e bisogni.

I 4 pilastri della felicità, che mi hanno ispirato fin dalle prime esplorazioni del viaggio di certificazione, hanno rappresentato una guida utilissima per disegnare lo schema a 4 quadranti, che ha orientato le azioni da mettere in campo.

Potrei descrivere i dettagli di ogni azione intrapresa, ma credo sia più stimolante trasferire la forza del “piccolo” per raggiungere il “molto”.

In un percorso evolutivo come quello che stiamo vivendo noi, 1+1 non è = a 2.

Ogni azione, funziona nella misura in cui si accompagna e viene potenziata dalle altre.

È l’interpolazione tra i punti-azione a disegnare la traiettoria verso il futuro.

Come CHO visualizzo la meta fin d’orale persone dell’organizzazione, Founder compreso, la scoprono passo dopo passo, sperimentando in prima persona quanta energia si sprigioni dal guardare tutti nella stessa direzione, affidandosi ai “super poteri” di ciascuno.

Guidare un cammino di questo tipo è un privilegio di cui sono molto grata. Non è sempre facile naturalmente, ma il percorso di certificazione serve anche a questo… insegna come tenere e cosa cercare nei momenti di fatica, per ritrovare slancio.

Quali sono state le principali difficoltà o gli ostacoli che hai incontrato e come li hai superati?

… questa è facile 😊

Scardinare le abitudini è stata ed è la sfida più grande!

In tutti i contesti, ma nelle realtà imprenditoriali particolarmente, l’ostacolo più invasivo sono gli schemi pregressi, unitamente alla scarsa predisposizione alla sperimentazione umana (è più usuale quella legata agli aspetti di business).

In questo senso, l’introduzione di azioni concrete mirate – come l’happy twist portato a turno da ogni partecipante al meeting – che possano far toccare con mano risultati immediatamente tangibili è determinante.

Iniziare un meeting con un gesto felice è rivoluzionario ma conquista e predispone una chimica positiva.

Chiaramente ho iniziato io e ho chiesto alle 2/3 persone meno resistenti, di farlo dopo di me.

Da lì in avanti è partita la “gara” a chi porta il twist che rende più felici. “Mission accomplished!!”

Quali sono gli effetti positivi, le lezioni apprese o i primi risultati che hai già rilevato?

Il “contagio” è naturale e progressivo, azioni piccole lavorano all’unisono e moltiplicano la resa.

Ci sono valori scritti sui muri che le persone commentano camminando da un ufficio all’altro e frasi motivazionali sulla lavagna della sala break che si arricchiscono di pensieri scritti dai colleghi, c’è più consapevolezza del potenziale della squadra e di ogni singolo che la compone.

C’è condivisione strutturata della visione e delle strategie, da parte dell’Imprenditore, a tutti i livelli e diamo spazio a chi ha voglia di liberare idee e potenziale, attraverso nuovi formati semplici ma coinvolgenti (come ERRE Academy e Tell your story format).

Tutti sanno che siamo all’inizio di un percorso e io ripeto costantemente che serve tempo e pazienza! – lo ripeto spesso anche a me stessa-.

Facciamo molti passi avanti e anche alcuni indietro ma l’emersione è in atto ed è potentissima.

Per altro attira l’attenzione e si intravedono i primi risultati di business.

A soli 60 gg dalle prime azioni siamo tornati ai livelli di fatturato mensile pre-pandemia.

Mi sento serenamente di dire che, certamente il mercato è in ripresa, ma la nuova versione di NOI sta avanzando e raccoglie.

Quali sono i prossimi passi?

Monitorare e ricalibrare. Costantemente.

Il percorso CHO, come quello evolutivo di un eco-sistema sono in continuo movimento e come tali necessitano di ricorsività nell’osservazione, nel rilevamento e nell’azione.

Cosa vorresti raccontarci tra un anno?

Sogno 2 cose: il mantenimento della mia routine e la chiusura del 2021 in positivo, sia dal punto di vista bilancio sia dal punto di vista del mood dell’organizzazione… l’una non può prescindere dall’altra.

Cosa diresti ai tuoi colleghi per convincerli che vale la pena investire sul benessere delle persone e che ha senso iniziare a costruire organizzazioni positive?

Alle generazioni future servono futuri possibili e la felicità è una variabile determinante… non ancora popolare ma, anche grazie alla community CHO, sarà sempre più rilevante.

Unisciti al coro e semina felicità con un meraviglioso NOI!

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