PROTOTIPO

Il bilinguismo organizzativo tra CFO e CHO: il CFO+

Di Cristina Barbero e Luca Gandolfi

Chi sono Cristina e Luca?

Siamo due CFO professionisti che, ad un certo punto della nostra vita, hanno sentito il bisogno di motivare in chiave umanistica un lavoro che abbiamo nel cuore ma che da un po’ di tempo non riuscivamo ad allineare ai nostri valori esistenziali.

Abbiamo quindi deciso di arricchire e dare una struttura al nostro sentire, partecipando tra le altre attività al percorso di certificazione CHO, perché la sua premessa e il suo presupposto incentrati sulla scienza della felicità e la leadership positiva potevano colmare il nostro gap culturale.

Abbiamo dovuto studiare molto e applicarci tantissimo poiché il nostro background culturale era il mondo dei numeri, ma abbiamo raggiunto il traguardo!

Com’è cambiata la visione del lavoro e delle organizzazioni grazie alla certificazione in CHO?

Dopo la certificazione è nata l’idea di creare la figura del  CFO+, un professionista che non pensa che l’unico scopo della funzione aziendale finance sia produrre numeri, ma integra e attribuisce un senso alla sua attività, cercando di sospendere ogni giudizio sull’attività degli altri reparti aziendali con cui collabora (tutti!) e attribuisce alla funzione il ruolo di cuore pulsante dell’azienda, dotata di una propria intelligenza “cardiaca”. Quindi, si pone nella organizzazione in termini collaborativi.

Terminata la certificazione, qual è stato il focus del vostro primo miglio?

Come prima azione messa in campo abbiamo cercato di ri-definirci, di trovare una sintonia tra il nostro essere e sentire e la nostra professione, per proporci ai nostri clienti in maniera concreta e propositiva.

Da questo percorso abbiamo redatto il MANIFESTO DEL CFO+

Un documento che ci rappresenta come professionisti e al tempo stesso accoglie le nostre interiori istanze di come vogliamo trasformare con una “spinta gentile” la nostra professione in ambito finance e amministrativo.

Quali ostacoli avete incontrato?

Il primo ostacolo incontrato è stato quello di molti colleghi e/o imprenditori che di fronte ad una figura così centrale di una organizzazione nel sentire la parola felicità hanno alzato una barriera emotiva notevole. La domanda che ci sentiamo ripetere più spesso è:

Come possiamo preoccuparci della felicità se dobbiamo pensare a far quadrare i bilanci?

Quindi, attraverso un ascolto attivo ed empatico dei bisogni più che ragionevoli dei nostri interlocutori, cerchiamo di sfatare i falsi miti sull’impossibilità di coniugare profitto e benessere delle persone e facendo leva sulla nostra solidità ed esperienza di “tecnici” cerchiamo di rimodulare la comunicazione e aprire alla possibilità di nuovi modi di collaborare e lavorare grazie all’efficacia delle qualità umane e dell’attenzione alle persone che abbiamo coltivato e che aggiungono un segno + alle nostre competenze tecniche.

In questo modo riusciamo ad agire anche un ruolo di cambiamento culturale, generando quella fiducia che rende possibile con attenzione introdurre temi più orientati al NOI e meno al singolo, condividere obiettivi motivanti ma non lesivi del senso di squadra.

Quali sono gli effetti positivi, le lezioni apprese o i primi risultati che avete già rilevato?

E’ un percorso complesso e irto di ostacoli ma che vale la pena intraprendere perché unendo alla propria esperienza e competenza tecnica la cultura e la metodologia del CHO è possibile innanzitutto non sentirsi all’inizio mortificati: conosciamo e comprendiamo gli  elementi di resistenza culturale delle persone che dobbiamo gestire ma, guidati da un proposito genuino e che ci corrisponde interiormente, sappiamo che questo cambiamento è possibile ed è solo una questione di tempo.

Quali sono i prossimi passi?

Vogliamo supportare le organizzazioni in questo processo di cambiamento, offrendo la nostra esperienza e competenza inizialmente a quelle aziende che hanno compreso che si può fare business in modo etico, consapevole e sostenibile, nelle quali il CFO+ può giocare un ruolo di supporto e accelerazione della cultural transformation, facendo dialogare in maniera armonica e produttiva la dimensione numerica e quella umana.

Confidiamo in una divulgazione del messaggio a tutti i livelli, non solo verso i nostri colleghi ma verso tutti coloro che nelle aziende impegnano gran parte del loro tempo.

Molte aziende si stanno impegnando sul tema della sostenibilità e sul concetto che non può sopravvivere un business lontano dai bisogni della collettività tutta, un business capace di generare profitti operando in modo etico.

Ogni collaboratore è una persona, ogni persona è un possibile consumatore, fornitore, cliente, stakeholder, e ognuno in questo momento si sta ponendo molte domande sul proprio futuro.

Ogni CFO, interno o consulente, per il ruolo che ricopre ha la responsabilità di contribuire attraverso le proprie competenze, una finanza umanistica e una leadership positiva a generare impatto positivo sulla vita delle persone con cui collabora, promuovendone la crescita e la felicità, creando valore per l’organizzazione e per la società tutta.

Cosa direste ai vostri colleghi per convincerli che vale la pena investire sul benessere delle persone e che ha senso iniziare a costruire organizzazioni positive?

Li inviteremmo ad ascoltarsi nel profondo con sincerità, perché ognuno di noi sa che ogni persona, tutti nostri colleghi, in definitiva vorrebbero semplicemente svegliarsi con la voglia di andare al lavoro, sapendo di poter mettere del proprio per raggiungere gli obiettivi aziendali in una organizzazione pro-attiva e che si prende cura della felicità di tutti!

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