PROTOTIPO

Happiness for Future

Di Lara Lucaccioni e Matteo Ficara

Raccontateci un po’ di voi…

Lara Lucaccioni

Mi definiscono “Quella delle Pratiche”… Amo insegnare pratiche di benessere semplici ed efficaci.

Amo vedere potenziali che si sbloccano e mi impegno nella formazione.

Mi occupo di felicità anche attraverso la divulgazione: ho scritto “Ridi Ama Vivi” edito da BUR Rizzoli (2020) e sono stata speaker al TEDx di Ascoli Piceno 2021 con un intervento sul potere trasformativo delle pratiche di benessere.

Sono CHO e una delle 35 Master Trainer di Yoga della Risata al mondo (formata dal fondatore del movimento, il dott. Madan Kataria, e sua referente in Italia).

Sono la prima trainer italiana delle pratiche di coerenza cardiaca dell’HeartMath® Institute.

Matteo Ficara

Mi dicono che sono “Quello del pensiero” e di fatto amo prendermi il tempo di coltivare quella che per me è la meditazione occidentale per eccellenza: il pensiero filosofico e immaginativo.

Sono un esperto di pratiche di consapevolezza, faccio ricerca sulle facoltà del pensiero da oltre 12 anni, e ho collezionato oltre 5.000 ore di esperienze.

Sono un formatore e divulgatore sui temi della consapevolezza, della felicità e dei futuri che sono, secondo me, strettamente inter-connessi: non c’è felicità se non c’è futuro ed entrambi hanno bisogno di consapevolezza.

Sono CHO, ideatore del sistema di pensiero “Le Stanze dell’Immaginazione”, sono anche trainer del VIA Institute per i Punti di Forza e dal 2021 collaboro con un Hub di Speculative Design Thinking dell’Italian Institute for the Future.

Qual è il vostro Purpose?

Lara: Costruiamo Felicità e Futuri. Sappiamo che la felicità si può costruire e ci impegniamo costantemente nella divulgazione di visioni, teorie, modelli e soprattutto pratiche di felicità, che per noi è composta da due elementi principali: benessere e consapevolezza.
Matteo: Sappiamo anche che la felicità è collettiva, per cui coltiviamo il “noi”, le relazioni e le partnership. Infine, sappiamo che non c’è felicità se non c’è futuro, quindi divulghiamo anche i temi della futures literacy, affinché si possano avere più alternative e si possano costruire i futuri insieme.

Certificazione e progetto. Raccontateci il vostro percorso…

Matteo: La certificazione a CHO è stata, per noi, un naturale sviluppo di un percorso professionale che avevamo già avviato e dei nostri interessi di ricerca.

Lara si è sempre occupata di felicità: al di là della piccola parentesi del 2012, che ci ha portato nostra figlia, non ha mai smesso di interessarsi alla felicità e all’insegnamento di pratiche per coltivarla. Quando insegna, la vedi che sta nel flusso, che si esprime pienamente e porta il suo contributo. È chiara, arriva a tutti. È chiaramente il suo talento.

La sua curiosità l’ha condotta ad approfondire sempre di più i temi legati alla risata e al benessere, fino agli ambiti più scientifici, portandola a scoprire la coerenza cardiaca.

La formazione a Genio Positivo® prima ed a CHO dopo, sono stati passaggi naturali sul suo cammino di professionista e di persona.

Lara: Matteo ha sempre un po’ evitato la felicità: il suo essere filosofo lo portava a prediligere un approccio serioso. Nonostante me al suo fianco, ci ha messo un po’ di più ad apprezzare certi temi. Poi ha capito che la felicità non è solo “farsi una risata”, ma che si è felici quando si esprime il proprio potenziale.  Vedendo la felicità in questo modo, ha deciso di intraprendere il suo percorso, diventando prima Genio Positivo® e poi CHO. Il suo prototipo di genio è improntato al Pensare Futuro. Ha trovato nei futures studies la naturale declinazione dei suoi interessi e delle competenze maturate in 12 anni di ricerca e pratica sul tema del pensiero e dell’immaginazione.

Il CHO, poi, è stato un ulteriore passaggio naturale: l’Evolutionary Cultural Change ed il Positive Future Planning sono il suo modo ideale di portare felicità e futuro nelle aziende.

Matteo: Dopo il CHO abbiamo dedicato del tempo a comprendere come diffondere al meglio le nostre visioni e pratiche. Abbiamo capito che c’era ancora molto da fare: creare struttura, in particolar modo. Quei sentimenti di vastità e bellezza, la gioia nell’idea di portare contributo, le tante visioni, i progetti, le pratiche, chiedevano di essere sistematizzate. E ci siamo impegnati per farlo. Già da tempo pensavamo al nostro step evolutivo e nel 2021 lo abbiamo realizzato, passando da professionisti a società.

Lara: Per mettere insieme le competenze di entrambi, abbiamo costituito Happiness for Future, con l’intento di divenire, al più presto, noi stessi una Organizzazione Positiva, che fosse anche Società Benefit e/o B Corp.

È stata una scelta scientifica: cercavamo il modo di amplificare al massimo l’impatto positivo che volevamo generare, una via che ci permettesse di portare la felicità sia agli individui che alle società, sia come pratiche, sia come filosofia. É nata così l’idea di H4F: Happiness, la felicità, for Future, i futuri.

I nostri cinque ambiti di impegno sono:

  • Divulgazione
    Il lavoro continuo, nei social, nei siti e nei libri, per far conoscere la cultura della felicità e partecipare a diffonderla il più possibile. Il progetto della Specie Felice è al centro di questo intento di “speciazione culturale”.
  • Formazione
    Il luogo ove passiamo visioni e pratiche di benessere e consapevolezza che permettono di coltivare la felicità, trasformandola in un’abitudine quotidiana.
  • Ispirazione
    Non ci crediamo assolutamente in grado di ispirare, ma cerchiamo solo di essere autentici, ricordandoci che, dalle nostre parole ed azioni, magari c’è chi prende ispirazione ed è per noi di valore trasmettere la bellezza della semplicità, quella forza e debolezza dell’essere umani..
  • Aggregazione
    Fare, insieme. Crediamo nel “noi” (fondamento della scienza della felicità) e cerchiamo di coltivarlo ogni giorno, costruendo, sostenendo e seguendo community, stimolando le persone a trovare dei buddy con cui praticare.
  • Co-progettazione
    Il futuro si costruisce insieme, individuando cosa non va e cosa ci piace e decidendo verso quale direzione andare, co-progettandolo insomma, e co-costruendolo fin da ora, un pezzetto alla volta. Il nostro impegno in questo è di facilitare un aumento di consapevolezza “di Specie” (ecosistemica) e renderla attiva.

Cosa avete imparato?

Matteo: Dopo il primo anno di attività devo ammettere che non è stato facile. Abbiamo dovuto attutire il colpo: venivamo da due esperienze come professionisti e trasformare “in corsa” il nostro modo di operare è stato piuttosto sfidante.

I primi mesi sono stati impegnativi e in alcuni momenti abbiamo rischiato di essere noi stessi poco “positivi”. In realtà sono i mesi in cui abbiamo imparato di più su cosa può significare cercare di portare le pratiche di benessere all’interno dei meccanismi di una società, a partire dalla nostra micro-azienda.

Le sfide più grandi che abbiamo affrontato in quei mesi, anche collaborando con altre società partner ed iniziando ad andare nelle organizzazioni con progetti sulla felicità, sono state sicuramente tre: cultura, leadership, velocità.

Cultura – La felicità non è ancora considerata una competenza. Ci vorrà del tempo ed uno dei nostri impegni, quello della divulgazione, ha proprio lo scopo di accelerare questo salto culturale. Spesso si fa fatica a parlare di felicità, soprattutto negli ultimi due anni di pandemia.

Bisogna impostare strade alternative, come la gestione dello stress. E per nostra fortuna molte delle pratiche di base che insegniamo, come lo yoga della risata, la coerenza cardiaca ed i punti di forza, vanno in questa direzione. Per superare il gap culturale, ci siamo trovati spesso a parlare di benessere, invece che di felicità. Il termine viene più accolto – e spesso anche più usato in ambiti scientifici.

Lara: coltivare una cultura della felicità è necessario ed abbiamo scelto di farlo principalmente con le persone, piuttosto che nelle aziende. Col nostro progetto della “Specie Felice” attiviamo il “cambiamento culturale” lavorando con le persone, per stimolare la nascita di Leader illuminati.

Leadership – È raro trovare realtà aziendali in cui le decisioni sono condivise. A volte non è proprio possibile (richiederebbe tempi lunghi e sistemi di gestione della decisione che non sono ancora molto conosciuti), così le persone ci sono sembrate il veicolo perfetto per superare le barriere e trasformare le culture. Manager, HR, responsabili, soci; coloro che decidono ed hanno il potere di mettere in atto delle strategie attive, di far partire progetti, dando spazio a piccoli cambiamenti, possono essere l’inizio ideale per progetti in azienda.

Ci succede che si parta spesso con la richiesta di una pratica, con l’idea che possa “migliorare qualcosa” e ci si ritrovi in sintonia, col desiderio di fare di più. Da quel primo mattone, si inizia a costruire insieme. Da una singola occasione, la felicità da pratica diviene strategia organizzativa.

Velocità – Ecco, una cosa contro cui ci si trova spesso a combattere! Tempi, velocità, desiderio di arrivare, filosofia della performance, del risultato. Le richieste arrivano per sistemare un problema, piuttosto che per cambiare una visione. Quello che abbiamo imparato è che bisogna avere pazienza ed apportare piccoli ma costanti cambiamenti. È la filosofia dell’ “X+1”, che nel nostro caso diviene “X+1 gentile”: fare tanto tutto una volta non serve,  perché il sistema poi torna alla sua dimensione di partenza.

Servono piccole azioni, anche se lente, ma continue 

Volete condividere qualche altra riflessione? 

Matteo: Se, da una parte, la velocità complica, dall’altra permette di iniziare. Piccoli contributi o progetti rappresentano qualcosa di molto importante: un inizio! E quando conquistiamo il cuore delle persone, qualcosa accade, anche all’interno dell’organizzazione: cambiano le relazioni, il modo di porsi delle persone, le loro visioni e la vita di ogni giorno si fa un po’ più semplice e umana.

Lara: il leader è sicuramente un “pezzo” difficile della scacchiera per lavorare nelle organizzazioni, ma può anche essere l’elemento scatenante e strategico su cui agire: #nobadmanager, insomma, ma persone che hanno testa e cuore e che decidono di costruire qualcosa insieme.

E come sempre, alla fine della fiera, il capitale umano è ciò che conta di più e su cui più si può contare.

Matteo: ultima considerazione… numeri e parole. Per arrivare ad un cambiamento di paradigma, è fondamentale comprendere con chi stiamo dialogando. Non solo per predisporre i passi della trasformazione gentile, ma anche per comprendere quale linguaggio usare. E spesso il linguaggio più efficace sono i numeri. Quanto costa l’infelicità, benefici scientifici della felicità, ma soprattutto… la misurazione. Quanto incide il miglioramento nell’organizzazione, a tutti i livelli, anche sulla produttività.

Lara: è urgente ed importantissimo lavorare sempre più sulla cultura della felicità, anche con i dati, con la raccolta di informazioni, metriche, misurazioni (sia quantitative che qualitative). Danno forza a questa cultura ed alla scienza che ne sta al fondamento.

Lara Lucaccioni

Matteo Ficara

www.happinessforfuture.it

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