PROTOTIPO

CUROPOLI, la città della cura. Da un progetto a un’organizzazione dedicata alla cura di chi cura

Di Cristina Cortesi

Cristina, questo prototipo parte da lontano e abbiamo già avuto modo di raccontarne il primo miglio nella prima edizione del libro. Qual è stato l’innesco? Ci fai un breve riassunto? 

Quando è stato pubblicato per la prima edizione del libro, il prototipo era in uno stadio “estensivo”: un cantiere aperto dal 2007 nel quale mettevo in atto esperienze e sperimentazioni in diversi contesti, promuovendo la cura delle/dei caregiver, la promozione della longevità consapevole e il contrasto all’etaismo.

Il focus sulla felicità come competenza e l’approccio all’Organizzazione Positiva hanno contribuito fortemente nella sostanza, rappresentando una leva per il proposito stesso, che è diventato sempre più concreto.

Social Unit – Manutenzione delle relazioni è una business unit della nostra società, Digi Unit Srl, che coniugava in Curopoli e nelle altre progettazioni il proposito di realizzare servizi e progetti caregiver oriented, oltrepassando e al contempo collegandosi (in un approccio bilinguista) ad una cultura caregiving oriented, legata all’offerta o alla vendita di servizi alla persona più spostati sui bisogni del malato, dell’assistito, della persona che viene curata/assistita/educata.

Questo è l’approccio prevalente e più diffuso, rappresentato dal Welfare pubblico e privato/aziendale. La decisione di dare voce al non detto, ai desideri, non solo ai bisogni delle/dei caregiver, ci ha portati (dopo oltre vent’anni di esperienza) a mettere al centro la cura di chi cura e ad esso connessa la percezione del tempo e dell’età, della quale si cade spesso vittima. La parola caregiver era misconosciuta prima della pandemia, ad esclusivo appannaggio degli addetti ai lavori. Resta comunque a latere di una consapevolezza che riconosce in oltre 8 milioni i caregiver in Italia, numero esponenzialmente aumentato nell’apice dell’emergenza, persone che hanno visto modificarsi le scelte, in particolare delle donne, molte delle quali hanno lasciato il lavoro per assumere in toto la cura familiare.

Caregiver ed etaismo sono temi di Diversity&Inclusion di estrema attualità e di sfide sociali ed economiche che non possiamo più rinviare.

Curopoli è impegnata su questo fronte.

Cosa è successo in questi due anni e come si evoluta Curopoli?

Una vera rivoluzione, positiva naturalmente.

In primis, un aggiornamento sull’organizzazione oggetto degli interventi descritti nel primo libro: si trattava di un’esperienza avviata nel contesto di una RSA (leggi il primo prototipo) che una volta portata a conclusione, è stata interrotta a causa della pandemia. Proprio a febbraio 2022 ha ripreso forma ed è stata rilanciata con una serie di azioni atte a rendere tangibile il supporto alle/ai caregiver professionali e a tutto lo staff, dai magazzinieri (formalmente non caregiver, ma a costante contatto con loro e comunque caregiver in famiglia e nella comunità) al direttore, nessuno escluso. L’obiettivo non era solo limitato a produrre un processo riparativo dei danni post pandemici, ma offrire punti di appoggio di ampio respiro per rileggere l’organizzazione mettendo al centro il benessere di tutti coloro che ne fanno parte, non solo gli assistiti, e di riflesso migliorando anche le loro condizioni. Le condizioni dei/delle caregiver impattano fortemente nello stato delle/gli assistit*, ecco perché curiamo chi cura: è un circolo virtuoso.

Diverse le progettazioni in atto:

  • Curopoli Tech, da tecnotonti a tecnogeni, un progetto di informazione/formazione finalizzato a rendere “tecnologico” tutto il personale, uscendo dallo stereotipo che gli over 40 non sono competenti in questo campo e per aumentare l’accesso ai diversi supporti (formazione a distanza, supervisione, riunioni, …) riducendo il Digital Divide.
  • Segnali di fumo a Curopoli, un progetto di prevenzione del burn out mirato alla consapevolezza dei sintomi e dell’impatto degli stessi sulla persona e sull’organizzazione, fornendo contenuti socio-culturali e pratiche mirate a creare un clima positivo e a stimolare la propensione alla richiesta di aiuto di coloro che per antonomasia lo forniscono ma spesso non ritengono (erroneamente) di non averne bisogno.
  • La mappa di Curopoli, consulenza organizzativa mirata ad un ritratto attuale della felicità organizzativa e delle risorse potenziali per avviare processi virtuosi per la riduzione della conflittualità e l’aumento dei processi collaborativi.

Un anno intenso ci attende per mettere le basi di un cambiamento culturale che aveva preso avvio, sequestrato dall’emergenza pandemica ma che oggi prende fiato e rifiorisce.

La direzione della RSA ha valutato la prima fase come proficua per guardare in volto la complessità, positiva nel pensare che vi siano margini di miglioramento.

Questa seconda fase rappresenta la volontà di avviare un cambiamento.

Nessuna illusione, tanta determinazione, un accompagnamento costante e basato sulla costruzione di fiducia.

Questo è l’esito del primo prototipo, ma Curopoli è andata oltre, facendo un salto evolutivo che l’ha portata a lasciare la dimensione individuale, quale sogno di Cristina, per essere spinta oltre anche dagli altri due soci Digi Unit, Carmelo Fischetti e Enzo Ceresoli – i quali hanno fermamente creduto e investito, promuovendo volontariato di impresa. Abbiamo quindi messo a servizio il know how di Social Unit in Curopoli e fatto da sponsor e partner, affiancando tutto lo sviluppo, come CSR.

A dicembre 2020 insieme a 2 giovani caregiver, Barbara Salerno e Chiara Livia Ciccotto (quando dico giovani, intendo proprio 26 e 21 anni) abbiamo candidato Curopoli al #3 bando La scuola dei Quartieri di Milano e vinto €25.000 a fondo perduto per realizzare una sperimentazione caregiver oriented nel Municipio 9 di Milano. A settembre 2021 Curopoli è diventata Ente del Terzo Settore e ha avviato una sperimentazione, della durata di 1 anno, che consiste nelle seguenti azioni:

  • la realizzazione di una piattaforma di Care Community in collaborazione con Bipart, impresa sociale che, in partnership con Digi Unit, ha realizzato una piattaforma di bilancio partecipativo e di facilitazione di processi democratici. La piattaforma permetterà ai/alle caregivers familiari, genitoriali e professionali di accedere alla community in uno spazio digitale informativo, luogo di aggregazione e centro di condivisione di esperienze, storie, iniziative e proposte sui temi del lavoro di cura e dell’invecchiamento.
  • il co-design e la sperimentazione di uno sportello di Care Coaching e/o di ascolto per caregiver
  • eventi culturali di diffusione della scienza della felicità, di strumenti, metodi e approcci che potenzino e sostengano i/le caregiver e il loro ruolo sociale.

Oltre a Digi Unit e a Bipart una cordata di organizzazioni e di professionisti hanno sottoscritto una lettera di sostegno alla sperimentazione: enti del Terzo settore collegati alla zona bersaglio del progetto (Niguarda, Bovisa, Bruzzano, Fulvio Testi, Parco Nord) come Quintassenza Teatro no profit, Fondazione Aquilone, Coop Diapason, Associazione Ipazia, Coop Eureka!, ai quali si sono aggregate 2BHappy Agency, Didattica Aumentata, Eclectica, 5 Chairs di Louise Evans, Play Factory di Lucia Berdini, HumanrealizatOn di Ilaria Santambrogio e Silvia Nova, Associazione The Bright Side …

Cosa c’è nel futuro di Curopoli?

La rete, sia di simpatizzanti che di sostenitori, si va estendendo.

In fondo siamo tutt* caregiver, come recita il motto del Rosalyn Carter’s Institute.

In questi due anni di pandemia abbiamo toccato con mano la necessità e priorità della cura e delle cure, l’importanza concreta ed esistenziale di una rete sociale e di fronteggiamento, ma si investe ancora poco in ciò che è ancora futuro, a prescindere da un’emergenza. Abbiamo visto i danni dell’etaismo (fino alla sua espressione estrema, il senilicidio) e l’urgenza di nuovi approcci per ossigenare il tessuto sociale che, carico di compiti di cura, rischia di essere solo piegato senza possibilità di diventare resiliente, men che mai anti fragile. Il ruolo di caregiver viene preso per scontato o vissuto come supereroico, quindi “usato” sì o iperlodato, posto su un piedistallo così alto, in particolare in un contesto di Welfare familistico come quello italiano, ma non rigenerato, non curato all’origine perché possa mantenersi sano e vitale. Per questo crediamo necessario attivare processi di prevenzione primaria – mirata al mantenimento del benessere e all’educazione alla cura (non solo sanitaria) – non restando arenati in un approccio di prevenzione terziaria – di riparazione del danno ormai in fase avanzata. A maggior ragione quando i/le caregiver sono impegnat* anche in azienda.

Il peso della cura è anche legato al mancato riconoscimento, a partire da quello legislativo, ma nel frattempo stiamo perdendo l’occasione di valorizzarlo in ambito culturale, sociale e aziendale. Ne consegue che viene attribuito “biasimo sociale”, non stima, come ben descrive la filosofa canadese Jennifer Neldesky.

Curopoli vorrebbe essere una comunità in cui riconoscersi, trovare cura, sollievo, formazione e quanto sarà possibile realizzare per fare in modo che i/le caregiver, di tutte le età, non perdano la voglia, il senso e l’energia di curare sé e gli altri. La stessa accoglienza che già Social Unit riserva e facilita in ambito aziendale.

Curopoli oggi è a Milano, ma i suoi confini sono già andati oltre e in prospettiva crediamo che non si fermerà. In soli 3 mesi hanno aderito 38 soci non solo lombardi, ma anche di Campania, Piemonte, Lazio, Francia …

Il proposito è di dispiegare forze e saperi a sostegno di questa generazione Curandera, offrendo spazio, riconoscimento e una legittima felicità anche per i/le caregiver e nella longevità consapevole.

Cristina Cortesi

Curopoli – Ente del Terzo Settore

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