ARTICOLO

10.02.2026

Organizzazioni energivore e leadership assente: il vero nodo del lavoro oggi

Di Daniela Di Ciaccio

Il modo in cui lavoriamo non funziona più. Non è una provocazione, è una constatazione sempre più condivisa.

Burnout diffuso, engagement ai minimi storici, perdita di senso, aumento del turnover, soprattutto tra le persone più giovani. I dati lo confermano da anni e continuano a peggiorare. In Italia solo il 10% delle persone si dichiara realmente ingaggiato nel proprio lavoro, mentre la produttività resta stabilmente tra le più basse in Europa. Negli Stati Uniti, i dati Gallup più recenti mostrano un nuovo calo dell’engagement, in particolare tra i giovani e i ruoli di responsabilità.

Eppure, a fronte di questa evidenza, il sistema sembra non reagire. O reagire poco. O reagire sempre nello stesso modo.

La domanda allora non è più se il lavoro sia in difficoltà, ma perché continuiamo a lavorare nello stesso modo anche quando sappiamo che non funziona.

Il problema non è la mancanza di soluzioni

Oggi non siamo di fronte a un problema di conoscenza: le ricerche ci sono, i dati pure, i modelli si moltiplicano. Le competenze manageriali evolvono, i corsi di leadership aumentano, la tecnologia accelera…

Eppure, lo scarto tra ciò che sappiamo e ciò che facciamo resta enorme

Molte strategie falliscono non perché siano sbagliate, ma perché poggiano su assunzioni operative (leggi mindset) che restano intatte anche quando i leader riconoscono che sono rotte. Si continua a chiedere alle persone di adattarsi a sistemi che consumano energia più velocemente di quanta ne rigenerino. 

Qui non siamo davanti a un limite cognitivo ma di fronte a un limite più profondo: uno scarto di coscienza.

Organizzazioni energivore: cosa sono e perché ci riguardano

Molte organizzazioni oggi funzionano, producono risultati, ma lo fanno diventando energivore.
Sistemi che assorbono attenzione, presenza, giudizio ed energia vitale prima ancora di intaccare la motivazione. Parliamo di contesti in cui l’energia si disperde attraverso:

  • riunioni continue e poco orientate
  • urgenze che diventano la norma
  • processi incoerenti con i valori dichiarati
  • conflitti non affrontati
  • ambiguità decisionali
  • carichi cognitivi ed emotivi non riconosciuti

In questi sistemi le persone reggono, spesso anche a lungo, ma a un costo crescente. Non sempre c’è un crollo improvviso, più spesso si manifesta una forma di adattamento silenzioso: si continua a funzionare, ma senza slancio.

Oggi siamo anche in grado di misurare questa dinamica. Attraverso il modello Organizzazione Positiva, possiamo osservare l’impronta energetica di un’organizzazione e individuare il People & Energy Overshoot Day: il momento dell’anno in cui l’organizzazione inizia a consumare nelle persone più energia di quanta ne generi. 

È qui che il lavoro smette di essere solo una questione di performance e diventa una questione di tenuta del tessuto umano, sociale ed economico.

Leadership assente: non per mancanza di volontà, ma per esaurimento

Dentro questo scenario, il tema della leadership diventa centrale.
E anche qui è utile spostare lo sguardo. Molti leader oggi non sono cinici, né incompetenti.
Sono esausti.

L’estrazione continua di tempo, attenzione, responsabilità e disponibilità emotiva svuota progressivamente il giudizio. Prima ancora di manifestarsi nella cultura, questo consumo agisce a un livello più sottile: riduce la capacità di discernere, di scegliere con lucidità, di stare nell’incertezza senza reagire. Quando l’energia cala, la capacità decisionale si impoverisce e una leadership senza discernimento e presenza non guida: reagisce.

È così che nasce lo scollamento emotivo, di senso e fiducia tra collaboratori e leader. In questo vuoto, spesso, riemergono scorciatoie note: comando e controllo, iper-semplificazione, accelerazione forzata. 

Non è un destino inevitabile ma è un passaggio credibile se non viene riconosciuto.

Lo scarto tra sapere e cambiare

Da oltre dieci anni lavoro su questi temi. Ho portato dati, ricerche, modelli. Ho scritto libri, integrando la scienza della felicità con la Teoria U di Otto Scharmer, la teoria integrale di Ken Wilber e l’esperienza sul campo in centinaia di organizzazioni. 

Continuare a osservare sistemi che sanno e non cambiano, per me, sta diventando disarmante.

A volte sembra di assistere a una versione organizzativa di Don’t Look Up: il meteorite è visibile, i segnali sono chiari, ma il sistema rimanda. Nel frattempo, continua a consumare energia umana come se fosse una risorsa infinita.

Il punto è che la velocità con cui il mondo cambia è superiore alla velocità con cui coltiviamo consapevolezza. E senza consapevolezza, il cambiamento resta superficiale.

Il vero nodo: il coraggio di mettere in discussione il sistema

Qui non manca l’intelligenza, non mancano le analisi, non mancano nemmeno le competenze e i metodi.

Come osserva Otto Scharmer, il motivo per cui molte strategie continuano a fallire non è che i leader non sappiano cosa andrebbe fatto, ma che restano intatti i modelli mentali le su cui il sistema è costruito.
Cambiare in direzione dell’ascolto, della presenza, della qualità dell’attenzione richiede una messa in discussione dell’intero impianto progettato per premiare velocità, controllo, performance visibile, invulnerabilità.
E allora il punto diventa scomodo ma inevitabile: che alternative abbiamo?

Il meteorite è visibile: i segnali sono chiari, i costi umani, sociali ed economici sono già qui. Ne avevo già ampiamente parlato nel libro Stop Jurassic Management, scritto con Veruscka Gennari, nel 2023.

Possiamo continuare a osservare, rimandare, ottimizzare ciò che non regge più, oppure possiamo iniziare a fare spazio a un lavoro diverso: più lento dove serve, più profondo, più vero.

“Perché il cambiamento che serve oggi non è solo organizzativo, è un cambiamento del livello di consapevolezza a partire dalla quale ascoltiamo, osserviamo, scegliamo.”

E la consapevolezza non si aggiorna con un’altra slide o un altro file.
Si coltiva creando le condizioni perché le persone — a partire da chi guida — possano fermarsi, sentire il disagio, sospendere il giudizio immediato e tornare a vedere il sistema che stanno contribuendo a creare.

Dall’energia come tema “soft” all’energia come leva strategica

Qui entra in gioco il lavoro sull’energy management, non come pratica di benessere individuale, ma come nuova competenza chiave per la leadership. Prendersi cura dell’energia significa infatti:

  • leggere e governare le proprie energie fisiche, emotive, mentali e spirituali
  • comprendere come i sistemi generano o drenano energia
  • progettare contesti che rendano sostenibile la qualità delle decisioni

Significa smettere di chiedere alle persone di essere sempre più resilienti e iniziare a ridisegnare il modo in cui lavoriamo.

Spazi intenzionali come nuova infrastruttura organizzativa

Non bastano buone intenzioni, servono spazi: non digital detox, non fughe temporanee ma spazi intenzionali progettati per allenare presenza, osservazione del sistema, qualità dell’attenzione.

Programmi – lunghi abbastanza – di alternanza tra lavoro interiore e lavoro sul sistema come infrastruttura culturale e architettura operativa che permette di ricalibrare energie, mindset e relazioni, per tornare a guidare con maggiore lucidità e responsabilità. 

In sostanza, un nuovo modo di progettare il lavoro.

Molte organizzazioni oggi sono progettate per allenare l’assenza: frammentazione, urgenza continua, sovraccarico informativo. Allenare la presenza richiede scelte diverse, più coraggiose.

Da “lo so” a “lo faccio”

Le informazioni ci sono, i modelli anche, le evidenze sono sotto gli occhi di tutti.

La vera differenza oggi non sta più nel sapere, ma nel fare.

“Nel trovare il coraggio di passare da “lo so” a “lo faccio”; di smettere di parlarne solo a parole (e nei convegni) e iniziare a tradurre tutto questo in scelte, processi e pratiche concrete.”

Perché l’energia, e le nostre organizzazioni, non cambiano con le buone intenzioni.
Cambiano quando qualcuno decide di prendersene cura.

Partendo da sé e dai sistemi che guida.

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