ARTICOLO

30.05.2025

Happiness@Work Toolkit #4 | Self Energy Management

Di Melania Puolo

 Se vuoi essere felice a lavoro, prenditi cura della tua energia.

Hai mai pensato che a fine giornata non sia il tempo a mancarti, ma l’energia?
Il self energy management è la capacità di gestire intenzionalmente le tue energie per lavorare (e vivere) con più lucidità, equilibrio e soddisfazione.
In questo articolo scoprirai perché è una competenza fondamentale per il benessere personale e professionale e come puoi allenarla concretamente attraverso 3 step, esempi e strumenti pratici.

Dal time management al self energy management

Inseguiamo il mito dell’efficienza col cronometro in mano, programmando i nostri calendar come fossero Tetris.

Il cambio di prospettiva che ti propongo oggi richiede di partire da una domanda essenziale, passando da: “quanto tempo ci metti?”, a “con quanta – e quale – energia lo fai?”.

Si tratta, cioè, di spostarsi dal concetto di time management a quello di self energy management. Perché diciamocelo: puoi provare a liberare minuti o anche ore dalla tua agenda ma se ci arrivi svuotato come una batteria a fine giornata, non ci fai un granché.

Tony Schwartz e Catherine McCarthy, in un celebre articolo pubblicato su Harvard Business Review, lo dicono chiaro: non è questione di tempo, che è una risorsa finita, ma di energia che al contrario può essere rinnovata e nutrita e si distribuisce su quattro dimensioni fondamentali – fisica, mentale, spirituale e sociale.

Non è più sostenibile immergersi in triathlon di back-to-back meetings, è necessario fare un primo passo di consapevolezza per imparare a riconoscere i propri picchi e cali, quando è il momento di spingere e quando serve fermarsi a fare tre respiri, un po’ di stretching o anche solo un caffè in silenzio.

L’obiettivo? Lavorare con più presenza, più lucidità, più felicità! Perché l’energia, a differenza del tempo, si può rigenerare – e qui proviamo insieme a capire come fare in 3 step (e un bonus tip alla fine!).

 

1° Step: Cosa conta davvero per te a lavoro?

 

Se ti senti come un giocoliere che tiene in aria mille palline tra riunioni, task, chat, mail e “hai due minuti?”, fermati un attimo. Respira. La vera svolta nella gestione delle proprie energie inizia da una domanda potente quanto scomoda: “Cos’è che conta davvero per me, qui, adesso, nel mio lavoro?”. Si tratta di essere strategici e imparare a scegliere cosa merita davvero la tua attenzione. Perché ogni volta che dici “” a qualcosa che ti drena, stai dicendo “no” a qualcosa che ti rigenera.

Qui entra in gioco il focus, ma non quello da to do list: parliamo di focus interiore, quella bussola che ti aiuta a dire “questo mi avvicina ai miei obiettivi, questo mi allontana”. Per allenarlo, serve un’alleata potente: la mentalità della crescita. È la leva che puoi attivare per iniziare a realizzare che puoi cambiare, evolvere, trovare nuovi modi per gestire le tue energie.

Il mindset di crescita ti aiuta a creare un filtro, non solo tra ciò che è urgente e ciò che è importante, ma tra ciò che prosciuga le tue energie e ciò che le nutre, anche in ufficio.

Attenzione però: la strada è spesso sbarrata da convinzioni limitanti, credenze, falsi miti. Qualche esempio?

“Se non faccio tutto non valgo”

“Devo essere sempre disponibile, altrimenti non mi apprezzeranno.”

“Forse questo vale per gli altri, ma hai visto la mia agenda?”

Sono questi i veri ladri di energia. Molto più di una call o di una chat aziendale.

Sostituirli con pensieri più funzionali al tuo obiettivo di energy management può essere un processo faticoso, scomodo e per nulla scontato, impregnati come siano di cultura della performance e dell’infallibilità. Può essere un atto rivoluzionario, in questo contesto, dichiarare: “posso dire no senza sentirmi in colpa”, “ho il diritto di prendermi cura di me”, “non ho tempo, ora”.

Prova a dirtelo, ora.

Come ti suona?

Lo so, può sembrare una strada impervia. Ma se non parti da qui, non sarà l’ennesimo corso di time management o una nuova agenda a spostarti da dove sei.

 

2° Step: Abitudini e Disciplina – La palestra quotidiana della felicità

 

Se pensi che la felicità sia una questione di fortuna o di eventi esterni, è il momento di cambiare prospettiva. La scienza ci dice che la felicità è una competenza che si può allenare, proprio come i muscoli in palestra. Secondo la psicologa Sonja Lyubomirsky, autrice di The How of Happiness, circa il 40% della nostra felicità dipende dalle attività intenzionali che scegliamo di compiere ogni giorno.

“Se osserviamo persone davvero felici, scopriremo che non si limitano a stare sedute e a essere contente. Fanno accadere le cose. Cercano nuovi apprendimenti, puntano a nuovi traguardi e navigano con consapevolezza i propri pensieri e sentimenti. In sintesi, le nostre attività intenzionali e volontarie hanno un effetto potente sul nostro livello di felicità, al di là dei nostri punti di partenza (set point) e delle circostanze in cui ci troviamo.”

— Sonja Lyubomirsky, The How of Happiness: A Scientific Approach to Getting the Life You Want

 

Questo significa che le abitudini quotidiane giocano un ruolo fondamentale nel nostro benessere. Lyubomirsky ha identificato dodici pratiche che, se adottate con costanza, possono aumentare significativamente il nostro livello di felicità. Tra queste troviamo l’espressione della gratitudine, la coltivazione dell’ottimismo, la pratica della gentilezza e il perseguimento di obiettivi significativi.

Scopri qui le altre pratiche di felicità che puoi iniziare ad allenare anche in ufficio!

Soprattutto, se la motivazione ti aiuta a fare il primo passo, è la disciplina quella risorsa che ci consente di definire una routine e costruire nuove abitudini, più funzionali.

James Clear, nel suo libro Atomic Habits, sottolinea l’importanza di costruire abitudini positive attraverso piccoli cambiamenti quotidiani. Secondo Clear, non è necessario compiere grandi rivoluzioni nella propria vita per ottenere risultati significativi; basta iniziare con piccole azioni coerenti che, nel tempo, portano a trasformazioni durature.

La felicità non è un traguardo da raggiungere, ma un percorso da costruire giorno dopo giorno attraverso scelte intenzionali e abitudini positive. Con disciplina e costanza, possiamo allenare la nostra mente a focalizzarsi su ciò che ci fa stare bene e rinnovare le nostre energie.

 

3° step: si va in esplorazione!

 

C’è una parola magica che spesso dimentichiamo nel mondo del lavoro: sperimentare. Troppo spesso ci muoviamo in modalità “pilota automatico”, ripetendo abitudini stanche solo perché “si è sempre fatto così”. Ma se vogliamo davvero allenare il nostro benessere e imparare a gestire le energie, dobbiamo riscoprire il coraggio dell’esplorazione. Non serve partire per il Tibet e meditare su una montagna: basta iniziare con una nuova pratica quotidiana. E osservare cosa succede.

Possiamo iniziare a qualunque età e ce lo dice anche la scienza: secondo il principio della neuroplasticità, il nostro cervello è come un muscolo, capace di creare nuove connessioni neuronali se lo stimoliamo con nuove esperienze.

Prova. Ascolta. Senti cosa ti fa bene. Se non funziona, lascia andare e passa a un’altra pratica. Il benessere non è taglia unica, è un abito su misura. E quando trovi ciò che ti nutre davvero, allora puoi radicarlo con costanza e farne la tua oasi quotidiana di gioia, energia e presenza.

Ecco qualche spunto concreto per iniziare a esplorare le diverse dimensioni del benessere. Ma il mio invito è a scoprire ciò che funziona davvero per te. Un suggerimento? Scegli qualcosa che ti diverte.

  • Movimento da scrivania”: non serve una palestra aziendale per dare ossigeno al corpo. Prova qualche minuto di stretching consapevole alla scrivania e tra una call e l’altra, attiva il micro-movimento: fai due rampe di scale invece di prendere l’ascensore, cammina mentre parli al telefono, o semplicemente alzati ogni 45 minuti.
  • Fai del riposo e di una sana alimentazione una tua priorità. In ufficio, significa dare il giusto spazio a pause, a ritmi di meeting sostenibili e a pause pranzo salutari.
  • Per alleggerire la sensazione di pressione tra un meeting e l’altro, sperimenta il journaling, anche in ufficio: carta e penna, scrivi per pochi minuti cosa ti sta occupando la testa. Serve a liberare spazio mentale e aumentare la chiarezza. Oppure metti alla prova il metodo Pomodoro: 25 minuti di lavoro concentrato + 5 minuti di pausa per alzarti, respirare o bere acqua. Dopo quattro cicli, fai una pausa più lunga di 15-30 minuti, per mantenere alta la produttività e ridurre l’affaticamento mentale. Inoltre: presta attenzione a quei momenti in cui ti senti come in apnea e fai qualche respiro profondo.
  • Spirituale: Non serve convertirsi a una qualche religione. Si tratta di impegnarsi in attività significative che siano in linea con i tuoi valori e con il tuo scopo. Se vuoi approfondire, ne abbiamo parlato anche in quest’articolo.

Puoi anche dedicarti 5 minuti di silenzio, meditazione o respiro consapevole per centrarti. Oppure pratica la gratitudine: in serata, prendi nota di tre cose belle della tua giornata in ufficio, anche piccole, ma significative per te.

Quando lavoravo come dipendente, per me spesso erano le pause caffè con i colleghi, il sorriso di chi che mi accoglieva la mattina in reception, aver imparato qualcosa di nuovo.

  • Sociale: Prova una piccola azione gentile al giorno: un feedback positivo, un messaggio inaspettato, un grazie sincero. Oppure cambia setting: pranza con un collega nuovo o avvia un piccolo rituale di team che coltivi connessioni. Ne abbiamo parlato in dettaglio qui.

L’esplorazione è un atto creativo. E tu, quale pratica vuoi provare oggi?

 

Bonus tip! Chiedi supporto.

 

E qui veniamo a uno dei miti dominanti nei nostri uffici: quello del professionista stoico, eroi ed eroine solitarie in trincea.

La verità è che la gestione efficace delle proprie energie ha bisogno di un sistema di supporto solido, fatto di relazioni, risorse e collaborazione.

Ecco alcune domande chiave per costruire il tuo ecosistema energetico:

  • Chi posso coinvolgere? Hai un collega con cui condividere una pausa rigenerante, o un team con cui creare un rituale positivo settimanale (ad esempio, il pranzo insieme del venerdì)?
  • A chi posso chiedere aiuto? Delegare è strategia. Alzare la mano quando siamo in difficoltà (ancora meglio: per non arrivarci, a sentirci in difficoltà), anche.
  • Quali risorse ho già a disposizione e non sto usando? Un benefit aziendale inutilizzato, un gruppo interno di wellbeing, un manager aperto al dialogo, un coach, un mentor. A volte ciò che ti serve è già lì, prova a pensarci.
  • Sto comunicando chiaramente i miei bisogni? Se non esprimi i tuoi limiti o i tuoi bisogni, gli altri non possono aiutarti. Imparare a dire “no” o “ho bisogno di una pausa” con assertività è parte integrante della gestione dell’energia.

 

Se sei Manager o HR: dai l’esempio. 

Nel tuo ruolo sei spesso in prima linea nel guidare il cambiamento, ma fermati a riflettere: stai davvero generando impatto o stai solo resistendo?

Come suggerisce Seth Godin, è fondamentale distinguere tra un “fossato” che vale la pena attraversare e un “vicolo cieco” senza via d’uscita.

La differenza sta nella capacità di investire energia dove davvero può generare impatto.

E ricorda: l’autorevolezza nasce dalla coerenza. Se vuoi promuovere energia positiva e sostenibilità nel team, devi incarnarla prima di tutto tu. Perché senza coerenza, l’influenza diventa fragile e le parole perdono forza.

La vera leadership positiva si costruisce non con l’esempio perfetto, ma con la presenza autentica e il coraggio di scegliere cosa ti fa bene davvero.

 

È una questione di scelte (le tue).

 

Abbiamo visto come il self energy management sia una competenza da coltivare giorno dopo giorno, con curiosità, disciplina, ascolto e condivisione.

La verità, a volte scomoda, è questa: sei tu il primo responsabile della gestione delle tue energie. Prima della tua azienda, del tuo capo, delle condizioni esterne. Il vero cambiamento inizia nel momento in cui scegli di agire, anche con un piccolo passo, per spostarti da dove sei a dove vorresti essere.

Non possiamo sempre cambiare il contesto, ma possiamo cambiare come lo abitiamo.

Si tratta di attivare il potere che hai di decidere cosa coltivare, cosa lasciar andare, dove investire tempo e attenzione. Ogni micro-azione – una pausa consapevole, un no detto con assertività, un’abitudine salutare introdotta – è un passo di self empowerment con cui inizi a orientare attivamente la tua energia verso ciò che ti fa bene.

 

Per aiutarti a fare il primo passo, trovi allegati all’articolo alcuni fogli di lavoro che ti supporteranno nella costruzione della tua routine personale. Dalla mappatura delle energie alla scelta delle micro-pratiche quotidiane, potrai iniziare a sperimentare ciò che ti nutre davvero, e creare una base solida su cui costruire il tuo benessere, anche in ufficio.

Scaricali qui!


HR, Talent & People Care Advisor, sono CHO certificata, esperta di People Development e di sviluppo di ambienti di lavoro orientati al benessere. Come Business & Career Coach, accompagno le persone in percorsi di scoperta e valorizzazione delle proprie potenzialità, per disegnare traiettorie professionali in armonia con i propri valori e obiettivi. Lettrice compulsiva, amo la fotografia e i film che ribaltano le prospettive.

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