ARTICOLO
03.03.2025
Happiness@Work Toolkit #1 | Job Crafting
Di Melania Puolo
03.03.2025
Happiness@Work Toolkit #1 | Job Crafting
Di Melania Puolo
Una nuova rubrica e strumenti concreti per trasformare la propria esperienza lavorativa.
La definizione inglese di “employee engagement”, in italiano può essere tradotta come coinvolgimento o ingaggio delle persone all’interno del contesto organizzativo: si tratta di uno stato psicologico caratterizzato da motivazione, dedizione e senso di appartenenza nei confronti dell’azienda e del proprio ruolo. Lo psicologo William Kahn, considerato il padre di questo concetto, lo definisce come il grado in cui le persone investono se stesse cognitivamente, emotivamente e fisicamente nel lavoro.
L’indagine State of Global Workplace Report di Gallup del 2024 ha confermato un trend preoccupante e in costante crescita dal 2020: la progressiva perdita di interesse dei lavoratori dipendenti nei confronti del proprio lavoro. Sebbene il fenomeno sia globale, l’Italia si distingue tra i paesi con la performance peggiore: ben il 92% dei lavoratori non si sente coinvolto nella propria attività professionale.
L’indagine sottolinea inoltre come le persone che presentano livelli di engagement più bassi siano anche quelli che sperimentano livelli maggiori di stress, rabbia, tristezza e preoccupazione, evidenziando così l’impatto diretto della qualità dell’esperienza lavorativa sul benessere complessivo percepito, connessione peraltro ormai evidenziata da tonnellate di studi e ricerche.
Dati come questi evidenziano l’urgenza di un cambiamento di rotta da parte delle organizzazioni, che possono trovare nel framework delle organizzazioni positive e negli strumenti offerti dalla scienza della felicità, risorse e strategie per superare paradigmi organizzativi ormai obsoleti, promuovendo pratiche, comportamenti e processi capaci di far fiorire le persone nel contesto lavorativo e, di conseguenza, di favorire la crescita sostenibile del sistema-azienda.
Fin qui nella prospettiva della responsabilità delle organizzazioni e di cosa possono (e dovrebbero, urgentemente) fare per rispondere a dati così allarmanti.
In questa rubrica esploreremo tuttavia un’altra prospettiva fondamentale: quella individuale.
Cosa possiamo fare, concretamente, per trasformare la nostra esperienza lavorativa in modo che sia più soddisfacente, sostenibile e significativa per noi?
Con questo primo articolo, inauguro una rubrica dedicata a esplorare il concetto di “lavoro felice” attraverso il potere dell’agire intenzionale. Scopriremo come modellare le proprie traiettorie professionali in sintonia con i propri valori e talenti, facendo scelte più consapevoli, sperimentando nuove possibilità e ridefinendo il significato stesso del nostro lavoro.
Allenando con disciplina la felicità come competenza, per rendere il lavoro un luogo di crescita, realizzazione e benessere, anche nei contesti più sfidanti.
Lo faremo articolo dopo articolo, costruendo una vera e propria “cassetta degli attrezzi” per il self-empowerment: strumenti e strategie per trasformare la propria esperienza di lavoro in modo che sia più appagante e significativa, coltivando agilità emotiva, costruendo relazioni autentiche, riscoprendo il valore della condivisione, della gentilezza e della gratitudine, prendendosi cura del proprio senso di scopo e adottando routine di benessere e di gestione delle proprie energie.
Secondo il già citato Kahn, si può definire il livello di coinvolgimento di un lavoratore nei confronti del proprio lavoro come “l’impiego e l’espressione simultanei del ‘sé preferito’ di una persona nei comportamenti lavorativi, favorendo il legame con il lavoro e con gli altri, la presenza personale (fisica, cognitiva ed emotiva) e una performance attiva e completa”.
Kahn distingue in particolare 3 livelli nei quali si esprime l’engagement a lavoro:
La definizione di Kahn ci restituisce un’ottima prospettiva per introdurre uno strumento estremamente efficace perché si riesca a ritrovare soddisfazione e senso di coinvolgimento nel proprio lavoro: il job crafting.
ll concetto di Job Crafting è stato introdotto nel 2001 da Amy Wrzesniewski dell’Università di Yale e Jane E. Dutton dell’Università del Michigan. Le due psicologhe organizzative hanno sviluppato un modello che permette di riprogettare attivamente il proprio lavoro, trasformandolo in un’attività stimolante e appagante, in linea con i propri valori, talenti e aspirazioni.
Il job crafting è un processo che enfatizza l’azione proattiva delle persone nel modellare il proprio lavoro in base a ciò che le motiva e le soddisfa.
Se la concezione classica del job design enfatizza un approccio top-down, in cui i manager progettano e assegnano le mansioni ai collaboratori, il job crafting sottolinea come le persone possano attivamente plasmare il proprio ruolo attraverso modifiche strategiche a compiti, relazioni e attività allineate al proprio senso di scopo.
La teoria del job crafting ribalta dunque la prospettiva per la quale bisogna adattarsi tout court a job roles definiti e attribuisce il potere d’azione alle persone, che possono agire in modo proattivo, assumendosi la responsabilità della progettazione o riprogettazione del proprio lavoro (Grant & Parker, 2009).
Il lavoro non è solo un modo per guadagnarsi da vivere. Quando siamo soddisfatti del nostro lavoro, sperimentiamo un maggiore senso di realizzazione, siamo più produttivi e creativi, e viviamo relazioni interpersonali più positive. Nel loro modello delle caratteristiche del lavoro, Richard Hackman e Greg Oldham, citano la significatività, insieme alla responsabilità e alla conoscenza dei risultati, quali fattori chiave per la motivazione intrinseca e la soddisfazione lavorativa.
D’altra parte, la ricerca sul tema del significato e dello scopo nella vita è estremamente promettente, dimostrando la correlazione positiva tra allineamento al proprio senso di scopo e livelli di benessere (Kang et al., 2019), dimostrandosi quindi un valido alleato per superare lo stress, la depressione, l’ansia e altri problemi psicologici (Kim et al., 2014; Freedland, 2019).
Secondo la teoria del job crafting, uno dei principali benefici di questo strumento sta proprio nella possibilità di riappropriarsi di un senso di scopo più profondo, trasformando il lavoro da un insieme di mansioni a un percorso di realizzazione personale e professionale, appagante e allineato con i propri valori, bisogni e talenti.
Secondo la teoria del job crafting, possiamo agire, modificandoli, su tre elementi: le attività e le mansioni, le relazioni all’interno del contesto professionale e infine il significato che attribuiamo al nostro lavoro.
Vediamoli nel dettaglio.
“uno stato in cui le persone sono talmente coinvolte in un’attività che nulla sembra avere importanza; l’esperienza è così piacevole che le persone continueranno a farla anche a costo di grandi sacrifici, solo per il piacere di farlo” (1990)
Una volta presa consapevolezza di queste attività, si può valutare come enfatizzarle all’interno del proprio contesto organizzativo, espandendo le opportunità per dedicarsi a quelle attività, quali task in linea con le nostre passioni e interessi possono essere integrate alla nostra routine lavorativa. Facciamo un esempio: ti rendi conto che la formazione e il mentoring delle persone più junior nel tuo Team è un’attività che ti rende particolarmente soddisfatto: potresti valutare con il tuo Manager come dedicare maggiore spazio a quest’attività, rendendola una routine consolidata e non solo un’attività occasionale, in caso di necessità.
Non si tratta di “fare più networking”, ma trasformare la qualità delle relazioni quotidiane da interazioni superficiali e transazionali, scambi di e-mail o meeting formali, a relazioni più profonde. Come farlo? Ad esempio, prendendosi del tempo per conoscere meglio i propri colleghi, scoprendo i loro interessi personali e professionali, oppure creando momenti informali di scambio, offrendosi volontari per fare mentoring o individuando più occasioni per collaborare con colleghi con cui condividiamo valori e interessi professionali, creando sinergie che rendono il lavoro più stimolante e arricchente.
C’è un esercizio che trovo particolarmente efficace: scrivere un “manifesto personale” del proprio lavoro, descrivendone l’impatto sulla società e sulla propria vita.
Abbiamo visto fin qui come questo strumento consenta di allineare la propria esperienza professionale al proprio senso di scopo, incarnare i propri valori, incrementare livelli di soddisfazione, autorealizzazione, definendo opportunità di crescita personale e non solo professionale.
Ci sono anche altri vantaggi:
Vediamo ora quali sono i punti da attenzione da considerare, nel momento in cui si decide di applicare questo strumento per ridisegnare la propria esperienza lavorativa.
Tip: rivedi il tuo piano e valuta con attenzione che le eventuali nuove attività e le energie richieste siano sostenibili per te. Inoltre, non si tratta di rivoluzionare completamente il proprio ruolo: pensa alla più piccola azione che puoi adottare e inizia a sperimentare: il job crafting è un processo continuo.
Tip: scegli un momento opportuno per discutere le tue idee con il tuo Manager, sottolinea i benefici per l’azienda e cerca alleati e sponsor all’interno dell’organizzazione.
Tip: cerca soluzioni creative all’interno dei vincoli esistenti o proponi nuove idee sostenibili per la tua organizzazione.
Vediamo ora in che modo si possono applicare gli strumenti del job crafting, in modo da trasformare il proprio lavoro in un’esperienza stimolante e appagante, in linea con i propri valori, talenti e aspirazioni. Per farlo, prendiamo il caso di un Responsabile Amministrativo, che ho supportato tempo fa in un percorso di sviluppo di carriera: pur essendo il suo ruolo fondamentale per la gestione finanziaria e operativa dell’azienda, provava un forte senso di insoddisfazione e si sentiva limitato da routine standardizzate e attività ripetitive. Non riusciva inoltre a sentirsi allineato con quelli che aveva riconosciuto essere alcuni suoi valori guida a cui da tempo non stava prestando ascolto, tra questi l’innovazione e la sostenibilità ambientale. In un contesto che sembrava non offrirgli spazio per mettere in pratica ciò che realmente lo appassionava, il suo impegno rischiava di diventare, giorno dopo giorno, sempre più disconnesso dal suo senso di scopo.
Applicare gli strumenti del job crafting gli ha consentito di ritrovare senso di allineamento e significatività nella sua esperienza lavorativa. Vediamo come nel dettaglio.
Azioni concrete adottate:
Azioni concrete adottate:
Azioni concrete adottate:
Se sei un people manager e vorresti introdurre il job crafting nel tuo team, ti suggerisco di considerare questi aspetti:
E ora un importante punto di attenzione: Il job crafting non è un processo disordinato e privo di direzione, ma un’opportunità strategica per migliorare engagement e produttività, allineando le esigenze individuali con quelle organizzative, in termini di obiettivi e strategia.
Assicurati quindi di adottare una comunicazione chiara e strutturata su cos’è il job crafting e su come può essere applicato nel perimetro degli obiettivi aziendali, rivedendo le proposte dei tuoi collaboratori alla luce della più ampia strategia organizzativa.
Affinché il job crafting sia introdotto con successo in azienda, evitando crisi di rigetto da parte di strutture di management tradizionali o fraintendimenti da parte della popolazione aziendale, è fondamentale che tu riesca a garantire un corretto equilibrio tra personalizzazione dei ruoli e delle mansioni e allineamento agli obiettivi aziendali.
Alcuni tips:
indicatori “hard” (es. punteggi di engagement dai sondaggi, tasso di turnover, produttività) sia in termini di feedback qualitativi dai partecipanti.
Concludendo
Il job crafting è un processo continuo che richiede intenzionalità, consapevolezza e sperimentazione. È una pratica che permette alle persone di modellare la propria traiettoria professionale in modo più significativo, ma per farlo è necessario un contesto che valorizzi fiducia, autonomia e iniziativa.
Alla base di questa trasformazione c’è un presupposto fondamentale: le persone sono resourceful. Hanno capacità, talento e intuizione per ridefinire il proprio ruolo in modo da esprimere il massimo potenziale. Il compito delle organizzazioni e dei leader è creare le condizioni affinché questa risorsa venga attivata, offrendo spazio per l’innovazione personale e la crescita.
In ultima analisi, il job crafting è uno strumento potente di self-empowerment: permette a ogni individuo di prendere il controllo della propria esperienza lavorativa, trovando più motivazione, benessere e impatto.
E quando il lavoro diventa un’espressione autentica di sé, non solo migliora l’engagement, ma trasforma l’intera organizzazione.
È il momento di trasformare quello che hai appreso fin qui in azione! Per aiutarti a modellare il tuo lavoro in modo più significativo e in linea con le tue passioni, abbiamo preparato un foglio di lavoro.
Usalo per riflettere, scrivere e strutturare il tuo piano di job crafting: identifica le attività che ti danno più energia, esplora nuove modalità di interazione e riscopri il significato del tuo ruolo. Sperimenta, osserva i risultati e se necessario rivedi il tuo approccio.
Scarica il worksheet, prenditi del tempo per compilarlo e inizia il tuo percorso di job crafting!
HR, Talent & People Care Advisor, sono CHO certificata, esperta di People Development e di sviluppo di ambienti di lavoro orientati al benessere. Come Business & Career Coach, accompagno le persone in percorsi di scoperta e valorizzazione delle proprie potenzialità, per disegnare traiettorie professionali in armonia con i propri valori e obiettivi. Lettrice compulsiva, amo la fotografia e i film che ribaltano le prospettive.