ARTICOLO

29.04.2025

Gen Z, per capirla non serve un oracolo ma analizzare le nostre narrazioni

Di Andrea Laudadio

Per comprendere davvero i giovani adulti della Generazione Z, non è necessario un oracolo, ma saper leggere le narrazioni che li hanno formati e quelle che loro stessi producono. Come spiega Andrea Laudadio su L’Eurispes, questa generazione è cresciuta ascoltando messaggi potenti: dalla retorica del sacrificio lavorativo senza felicità, alle urgenze ambientali e alla centralità della salute mentale. Queste storie hanno plasmato la loro scala di valori, ben diversa da quella delle generazioni precedenti.

I giovani della Gen Z non mettono il lavoro al centro della vita: preferiscono libertà, relazioni autentiche, sviluppo personale e coerenza etica nelle aziende. Laudadio – con il suo modello O.R.A.C.L.E. – identifica sei dimensioni fondamentali per interpretare i loro comportamenti:

  • Orizzonte: la Gen Z cerca un lavoro con impatto e significato reale
  • Relazioni: per la Gen Z, le connessioni online hanno lo stesso valore emotivo di quelle in presenza
  • Autenticità: l’89% dei Gen Z abbandonerebbe un’azienda se percepisse un disallineamento tra comunicazione pubblica e politiche interne
  • Crescita: l’opportunità di sviluppo personale è il fattore determinante nella scelta del lavoro per il 91% della Gen Z
  • Libertà: la filosofia YOLO (You Only Live Once) ha plasmato un approccio al lavoro che privilegia l’esperienza immediata
  • Equilibrio: per il 29% della Gen Z la salute mentale è l’aspetto principale ricercato in un ambiente di lavoro, seguita dall’equilibrio vita-lavoro

Più che ribelli, sono coerenti con un sistema di riferimenti che chiede significato, flessibilità e benessere. La sfida per le aziende? Non chiedere loro di adattarsi, ma costruire insieme nuovi modelli sostenibili e condivisi.

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