EDITORIALE

29.06.2025

Il coraggio di sentirsi universali

Di Veruscka Gennari

Quando cammino in montagna so di essere in uno spazio “altrove”: l’amore che provo per quei luoghi, la presenza arrogante della natura e l’energia sussurrata da ciò che mi circonda crea un’alchimia perfetta dentro e fuori di me in cui il senso di minuta esistenza che sono consapevole di rappresentare si incrocia, abbraccia e fonde con quell’intelligenza creativa che ha reso possibile tutto quello.
Con il tempo ho imparato a ricercare quelle sensazioni anche nel mio quotidiano, quando la montagna è distante e tutto sembra premere per portarmi lontano da me stessa. Mi basta alzare lo sguardo e guardare il cielo oltre la finestra, accarezzare il mio gatto, mandare un messaggio alla persona che amo, abbracciare più a lungo un’amica che non vedo da tempo, trattare con gentilezza le persone dai volti tirati immerse nei loro affanni, entrare in libreria, passeggiare, svegliarmi presto (molto presto) la mattina e dedicarmi il mio tempo di pace, aiutare una persona in difficoltà: vivere la vita con presenza!

Saper creare, ricercare e generare questi spazi (non solo fisici ma anche mentali ed emotivi) è condizione necessaria per l’umano perché quei luoghi sanno unire mondi: interno/esterno; animale/vegetale; forma/sostanza; materia/spirito. Noi siamo tutto questo: siamo energia spirituale, un’energia che sa vibrare quando scegliamo di comportarci da esseri viventi e si assopisce quando scegliamo di comportarci da sopravviventi.

Di cosa parliamo

“Spirituale è tutto ciò che dà respiro al nostro agire. In 2BHappy agganciamo l’energia spirituale all’elemento dell’Aria.” 

Hai detto: energia spirituale, Veru? Sì certo, energia spirituale. Non tentenno mentre lo scrivo e punto i piedi difendendola quando si storce il naso. 

È chiaro che c’è da fare attenzione, perché entriamo in un territorio fragile, abitato da fraintendimenti e soprattutto bias. La parola spirituale porta con sé il peso delle religioni che polarizzano, tuttavia energia spirituale non è uguale a dogma ma a vita. Etimologicamente – nasce dal latino spiritus: “soffio”, “respiro”, “aria in movimento”. 

Dunque energia spirituale è ciò che ci rende vitali, ci anima, attraversa, orienta. Spirituale non è un concetto astratto. È ciò che sentiamo quando quello che facciamo ha senso, quando le azioni sono allineate a un’intenzione profonda, coerente con i nostri valori, propositi e quando sperimentiamo un senso di intensa connessione tra noi e gli altri. È una condizione di necessità.

L’energia spirituale e il lavoro

In “aziendalese” questa energia rischia di mandare in apnea giurassica chi ama affinare l’ego sul pensiero (fragile ed antistorico) del “qui si lavora e basta”. Come se il lavoro potesse essere disgiunto dal nostro senso di appartenenza alla vita. 

Pensiamoci: se così fosse, i numeri e le ricerche che ormai da anni denunciano lo scisma tra lavoro e persone non sarebbero così pervasivi, critici ed estesi. 

Dalla Great Resignation si è passati al Great Detachment (dati Gallup dicembre 2024). Prima le persone nutrivano la speranza ora non più! Lasciare qualcosa per andare altrove ha a che fare con l’idea che può esserci altro di meglio per noi e questo pensiero muove energia e spinge ad agire; restare ed essere distaccati e disgiunti nel lavoro vuol dire che non si spera che ci possa essere di meglio e che tanto vale restare e “tirare avanti”. Significa che tu non sei in quello spazio, il tuo respiro non è lì. Significa che scegliamo di smettere di re-spirare. 

Le persone, le aziende e in generale i luoghi di lavoro (scuole, amministrazioni, ospedali) non sanno essere custodi dei mondi, fanno molta fatica a generare cultura, comportamenti e processi in cui l’energia spirituale possa essere alleata profittevole di una vita ben vissuta. E pensare che basterebbe così poco, molto poco. Ma spesso il poco sfida più del molto: il poco si concentra sulla tua responsabilità mentre il molto fa disperdere. Il poco ti dice: guarda che è possibile, il molto ti offre una scusa per non riuscire. Partire dal poco per le persone vuol dire ri-connettersi con sé stessi, per le organizzazioni pretenderlo.

Ri-tornare, ri-unire, re-spirare

Se la fetta più grande della torta viene ancora divorata da aziende senza re-spiro e movimento vitale c’è per fortuna tanto che emerge di nuovo e virtuoso. Ci sono organizzazioni che sanno con pazienza, coraggio, ascolto e fermezza rimettere in circolo questa energia perché sanno che ogni organizzazione è un sistema vivo e che senza respiro un organismo muore. Come fanno? Utilizzano metodi, conoscenze, competenze per agganciare il respiro delle persone con quello dell’organizzazione: in un polo le persone, il senso, i comportamenti e nell’altro il business, i processi, i risultati. Il movimento tra questi poli genera equilibrio, allontana dalle polarizzazione, alimenta vita.

Re-spiro re-sponsabile

Ci aspettano giorni estivi in cui invito tutti noi a riflettere e agire sul livello di salute della propria energia spirituale, consapevole che la re-sponsabilità di vivere e respirare nasce da una prima necessaria condizione: scegliere come vogliamo abitare i nostri spazi, la nostra vita.

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